Blog di approfondimenti e di contributi di donne che vivono quotidianamente il mondo dell'investigazione e della criminologia
giovedì 3 maggio 2012
lunedì 5 marzo 2012
La prima intervista televisiva
Ecco a Voi il link della mia prima intervista...
http://www.youtube.com/watch?v=wJwTcE8QmsA
A presto!
mercoledì 29 febbraio 2012
"I serial killer dell'anima" di Cinzia Mammoliti
Con immensa gioia Vi comunico che finalmente è stato distribuito in tutte le librerie il saggio della criminologa dott.ssa Cinzia Mammoliti "I serial killer dell'anima" Sonda Editore.
I manipolatori sono tra noi: come riconoscerli, come evitarli, come difenderci da loro.
Chi sono i serial killer dell’anima? Come agiscono? Perché certi uomini si presentano in un modo e poi si rivelano completamente diversi? Cosa induce molte donne a farsi maltrattare? Perché a fronte di molestie, umiliazioni e vessazioni costanti anziché fuggire rimangono accanto al loro persecutore? Spesso il crimine non viene neppure denunciato perché compiuto proprio dalle persone che più si amano e che si sentono così autorizzate a continuare a delinquere nel silenzio di chi viene abusato. Il più delle volte infatti le vittime non prendono in considerazione le proprie esigenze e i propri diritti, ma consentono al manipolatore di molestarle, opprimerle, umiliarle. Paure e sensi di colpa inutili concorrono poi a peggiorare la situazione, e la vittima cade in relazioni dolorose e destabilizzanti dalle quali liberarsi rappresenta, a volte, un’impresa titanica. "
Un grazie alla collega per aver scritto su saggio di grande spessore.
Deborah Di Donna
"Una guida che affronta con stile chiaro e diretto un argomento ancora poco dibattuto in Italia, fornendo gli strumenti per combattere la violenza psicologica.
Acquisire consapevolezza; riconoscere i potenziali nemici per evitarli individuando le principali dinamiche relazionali perverse; decidere di non restare più invischiate in una relazione negativa con persone che vogliono umiliarci e abusarci psicologicamente: questi gli strumenti fondamentali per evitare di soffrire.
lunedì 13 febbraio 2012
Manipolazione mentale e violenza psicologica
Il tema della violenza psicologica e della manipolazione mentale, che spesso la precede, costituisce un importante argomento di riflessione a causa della cifra oscura che caratterizza questo reato.
La donna, vittima predestinata da tempo immemore, ha imparato a riconoscere come sbagliata, nel tempo, quella che é la violenza fisica ma tende ancora ad accettare quella forma più subdola e sottile di abuso, che il più delle volte avviene sotto le mura domestiche e che prende il nome, appunto, di violenza psicologica. Essa consiste fondamentalmente nell umiliazione e deprezzamento della vittima, che attraverso l uso, da parte del carnefice, di azioni manipolatorie finalizzate a farle gradualmente perdere fiducia in se stessa si ritrova svilita, smarrita e priva di punti di riferimento.
Si tratta di un omicidio dell anima e della mente spesso premeditato che vede ad oggi troppi esecutori impuniti e considerate le gravissime conseguenze sia fisiche che psicologiche che esso determina richiede una sensibilizzazione di tutta la popolazione che possa contribuire a fare emergere il fenomeno di modo che chi subisce sia in grado di riappropriarsi della propria dignità e integrità mentale e chi agisce venga debitamente punito dall ordinamento o curato.
Spesso il crimine non viene denunciato perchè proviene proprio dalle persone che più si amano e che si sentono, per tale ragione, autorizzate a continuare a delinquere
Si intende, con questo seminario, contribuire a sensibilizzare l opinione pubblica aiutando, al contempo, le vittime a riconoscere il fenomeno per potersene difendere autonomamente o chiedendo aiuto.
Ciò non soltanto per tutelare se stesse e la propria integrità ma anche per salvaguardare eventuali figli che, assistendo alla violenza su un genitore di riferimento, potrebbero, a loro volta un domani, divenire degli abusanti.
Cinzia Mammoliti
mercoledì 1 febbraio 2012
LO STALKING : CHI E'LO STALKER ?
Si é tanto parlato in questi ultimi tempi di un reato che, pur essendo da sempre esistito, ha ricevuto una disciplina legislativa solamente pochi anni fa: lo stalking, che in inglese, letteralmente significa "fare la posta", "appostarsi" e che si concretizza in una serie di atti insistenti, ossessivi e persecutori, posti in essere da un molestatore, che mirano a ridurre la vittima in uno stato di soggezione psicologica per costringerla ad accettare un contatto intrusivo nella propria vita privata.
Per dar luogo alla fattispecie criminosa tali comportamenti persecutori devono concretizzarsi in un insieme di condotte vessatorie, sotto forma di minaccia, molestia, atti lesivi continuati che inducano, nella persona che le subisce, un disagio psichico e fisico e un ragionevole senso di timore
La Legge 23/4/2009 n.38 ha introdotto l’art. 612 bis c.p. “ATTI PERSECUTORI”: il nuovo reato é concepito come delitto contro la libertà morale con pena da 6 mesi a 4 anni di reclusione. La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa.
Il delitto, procedibile a querela, diventa perseguibile d’ufficio nelle ipotesi aggravate (es. se contro un minore o persona disabile)
Ma chi é il molestatore (detto stalker) visto da vicino? Si tratta solitamente di un uomo, anche se é in aumento lo stalking femminile, che non riesce ad accettare la decisione, presa dalla compagna, di troncare la relazione.
Sono state individuate cinque tipologie di base:
1) il "risentito", caratterizzato da rancori per traumi affettivi ricevuti da altri a suo avviso ingiustamente (tipicamente un ex-partner di una relazione sentimentale);
2) il "bisognoso d'affetto", desideroso di convertire a relazione sentimentale un ordinario rapporto della quotidianità; insiste e fa pressione nella convinzione che prima o poi l'oggetto delle sue attenzioni si convincerà;
3) il "corteggiatore incompetente", che opera stalking in genere di breve durata, risulta opprimente ed invadente principalmente per "ignoranza" delle modalità relazionali;
4) il "respinto", rifiutato dalla vittima, caratterizzato dal voler contemporaneamente vendicarsi dell'affronto costituito dal rifiuto ed insieme riprovare ad allestire una relazione con la vittima stessa;
5) il "predatore", il cui obiettivo è di natura essenzialmente sessuale, trae eccitazione dal riferire le sue mire a vittime che può rendere oggetto di caccia e possedere dopo avergli incusso paura.
A parte l'ultima tipologia si tratta, ordinariamente, di persone normali che di fronte al trauma dell'abbandono reagiscono in maniera anomala tormentando la loro vittima in maniera ossessiva per settimane, mesi e talvolta anni interi con conseguente compromissione del funzionamento sociale, lavorativo e psicologico. Sotto questo aspetto lo stalking si profila come un reato sui generis per via delle conseguenze gravi che subisce non solo la vittima ma anche il reo. Non é raro, infatti, che questi sviluppi una serie di disturbi psicologici o psichiatrici di varia entità legati all'ossessione ingenerata dal rifiuto dell'ex partner, fattore che mi fa seriamente riflettere sull'effettivo grado di imputabilità di molte persone.
Ma qual é il discrimine tra corteggiamento pressante e molestia assillante ? Non sempre é facile distinguere. Il legislatore richiede che i comportamenti molesti siano intrusivi, non richiesti, non voluti e non graditi, tali da creare disagio psicofisico e un ragionevole senso d’ansia o paura nella vittima per sé o per l’incolumità di altra persona legata da relazione affettiva o tali da costringerla ad alterare le proprie abitudini di vita. Fattori tutti difficilmente accertabili ed estremamente soggettivi. Si tratta, pertanto, di un reato molto difficile da provare e non soltanto per la relatività dei parametri che lo tipizzano ma anche per il numero oscuro che lo caratterizza e che rappresenta quella quota di casi che, in ogni tipo di reato, non finiscono nelle statistiche ufficiali perché non denunciati dalla vittima, non vengono scoperti o perché l'indiziato non viene condannato. Come in tutti gli illeciti commessi nel contesto familiare, infatti, anche in questo la vittima ha spesso serie difficoltà a sporgere denuncia per paura di ritorsioni o senso di colpa. Tuttavia, al contrario, la cifra riguardante questa fattispecie criminosa si presta anche ad essere sovrastimata e questo principalmente per il rischio di strumentalizzazione del reato laddove vi siano in corso, ad esempio, cause di separazione e diatribe coniugali per l'affidamento di figli.
A distanza di quasi tre anni dalla regolamentazione legislativa restano a mio parere ancora troppe zone d'ombra.
domenica 13 novembre 2011
LA DEVIANZA MINORILE E LE BABY GANGS
Quando si parla di delinquenza in genere si tende a immaginare il criminale adulto che conduce una vita ai margini della società violando le regole di convivenza civile e infrangendo costantemente le leggi. Pensare a individui strutturati e consapevoli che delinquono può più o meno colpire, indignare o lasciare indifferenti.
Un fenomeno che, però, non può essere ignorato da nessuno é quello della devianza minorile.
Fa male pensare a un bambino criminale. Perché lo diventa? Quale immensa frattura é intervenuta a interrompere un processo di crescita sana, quella alla quale ogni fanciullo ha diritto? Vandalismo, estorsioni, rapine, risse, pestaggi, i cui autori si collocano tra i 12 e i 18 anni da luogo a un particolare tipo di criminalità, presente ormai da tempo sul nostro territorio e in costante crescita, messa in atto dalle baby gang, vere e proprie bande organizzate costituite sia da minori italiani che da immigrati stranieri. Riguardo a questi ultimi se i nomadi rumeni si dedicano prevalentemente ai furti, i nordafricani vengono impegnati nello spaccio di droghe mentre ecuadoriani, peruviani e cileni commettono i reati più segnati dalla violenza fisica.
Secondo un recente rapporto del Centro per i Diritti del Cittadino, mentre nella capitale e nel sud Italia i piccoli criminali sono principalmente di nazionalità italiana, nel nord le baby gang sono formate maggiormente da gruppi sudamericani. La struttura di questi gruppi é simile a quella delle bande criminali, con un’organizzazione interna e una strategia di attacco. Nascono in quartieri o in determinate zone, di cui gli appartenenti alla banda si sentono in qualche modo padroni, si attribuiscono originali nomi che li contraddistinguano dalle bande rivali e si fanno la guerra seminando il panico sui territori prescelti.
Non mancano elementi femminili al loro interno che spesso sono anche più aggressivi dei loro compagni di squadra per dimostrare a questi ultimi la loro "parità".
Non sempre c'é una logica nella scelta delle vittime. Talvolta si tratta di persone percepite come più deboli: diversamente abili, anziani, barboni, persone appartenenti ad un'altra razza o di diverso orientamento sessuale, altrimenti può andar bene chiunque capiti loro sotto tiro.
La modalità delle aggressioni è quasi sempre la stessa. Viene individuata la vittima e circondata senza darle alcuna possibilità di reagire, si procede poi all'intimidazione insultandola per poi picchiarla.
Non di rado le malefatte commesse vengono riprese e i video autocelebrativi vengono caricati su Youtube e su altri siti mentre social network come Facebook e Hi5 vengono utilizzati per tenersi in contatto tra loro.
Cosa spinge questi giovani ad agire così ? Si sente parlare spesso di malessere generazionale, di caduta e vuoto di valori, ma non credo si possa generalizzare un problema così delicato. Innanzitutto, per individuare le cause del fenomeno ritengo debba esser fatta una netta distinzione tra ragazzi provenienti da famiglie disatrate e vittime a loro volta di violenza assistita e giovani che invece appartengono a nuclei familiari, almeno apparentemente, solidi e ben strutturati.
Nel primo caso intraprendere una strada sbagliata, vale per gli italiani, come per gli stranieri, costituisce la conseguenza dell'abbandono affettivo e della mancanza di una guida.
Una situazione economica e familiare precaria, l'allontanamento dal Paese d'origine, località residenziale e luoghi frequentati vicini ai punti di ritrovo dei malavitosi, maltrattamenti subiti o ai quali si é soliti assistere in casa, son tutti fattori che possono slatentizzare una forte aggressività soprattutto in un momento delicato della vita come quello dell'adolescenza.
Il giovane, disperato, sente il bisogno di affermare la propria identità attraverso l'appartenenza ad un gruppo di pari e ricorre all'estremizzazione del bullismo per gridare al mondo la sua esitenza e il bisogno di attenzione
Diversa é, invece, la realtà per quei ragazzi che, al contrario son cresciuti ""nella bambagia e hanno alle spalle famiglie spesso benestanti. In questo caso é forse più appropriato parlare di caduta di valori. Una societa' adulta, senza valori, o che comunque non e' più capace di trasmetterli; famiglie il cui unico modello etico consiste ormai nell' accumulazione di benessere; una classe politica che sponsorizza di fatto una cultura dell' illecito, con una sistematica delegittimazione dell' autorita' giudiziaria, possono determinare un vuoto incolmabile nei giovani più fragili che, non sapendo come rispondere a ciò, scelgono di delinquere andando a cercarsi discutibili punti di riferimento in strada.
E'dunque sempre colpa della famiglia ?
La responsabilità che ha quest'ultima é molto grande. Nel primo caso per l'incuria, l'ignoranza, la mancanza di mezzi e strumenti per far fronte a un esercizio adeguato della potestà genitoriale.
Nel secondo caso per la superficialità, l'individualismo, la noia, la deresponsabilizzazione quando si sceglie di privilegiare la strada della concessione a oltranza a quella dell'educazione responsabile.
Un bambino delinquente é una responsabilità sociale.
Una mano sulla coscienza dovremmo quindi, a mio parere, metterla tutti indistintamente.
Cinzia Mammoliti
www.didonnainvestigazioni.com
Cinzia Mammoliti
www.didonnainvestigazioni.com
giovedì 18 agosto 2011
Pedofilia: un problema sempre attuale
Anche
se viviamo in una società che sempre più combatte per tutelare i
diritti dei minori e riconoscere all'infanzia un ruolo fondamentale
nella costruzione della personalità dell'essere umano sono ancora
moltissimi i bambini, ad oggi, che subiscono violenze quotidiane di
ogni tipo, sia fisiche che psicologiche.
Secondo
l'ultimo Rapporto ONU 2006 almeno 54.000 minori sono stati uccisi nel
2002; 223.000 costretti a rapporti sessuali o comunque contatti
fisici forzati; 1.8 milioni sono vittime del giro della prostituzione
e della pornografia; 1.2 risultano essere vittime del traffico di
essere umani e tra i 100 e i 140 milioni di ragazze hanno subito una
mutilazione genitale.
Secondo
uno studio mondiale elaborato dopo quattro anni di ricerche è
risultato che 150 milioni di bambine nel mondo, ossia circa il 14%
della popolazione infantile del pianeta, sono vittime di abusi
sessuali, mentre i maschi sottoposti a tali brutalità sono circa 73
milioni.
Si
tratta di cifre raccapriccianti.
Sorge
spontaneo indignarsi quando si parla di pedofilia Sentir solo
pronunciare
questa parola indispone e irrita perché evoca un mondo mostruoso di
violenze perpetrate ai danni delle creature più fragili e innocenti
che esistano: i bambini.
L'argomento
resta, purtroppo, perennemente attuale poiché pedofilia e
pedocriminalità continuano ad alimentare un mercato ricchissimo e
con interessi ramificati in tutto il mondo e la cifra oscura che
riguarda questo reato rimane ancora molto alta.
Ipocrisia e
omertà sono, infatti, alleate dell'abuso all'infanzia dal momento
che questa tragedia è molto più diffusa di quanto non si creda e
non riguarda soltanto la violenza sessuale perpetrata fin dai primi
anni di vita della vittima , ma anche condizionamenti psicologici e
molestie morali che fanno crescere il bambino con profondi problemi
destinati, il più delle volte, ad esplodere, con effetti devastanti,
in età adulta.
La
maggior parte dei bambini abusati, per esempio, diverrà a sua volta
abusante e questa é solo una delle gravissime conseguenze che
possono derivare dall'essere stati vittime di pedofilia.
Ma
chi é il pedofilo ? Non esiste purtroppo una tipologia ben definita
e di facile identificazione poichè la pedofilia é praticata da
uomini, talvolta donne, giovani, anziani, omosessuali, eterosessuali,
sconosciuti, ma ancora più spesso familiari.
E'stato,
infatti, accertato che la maggior parte di abuso e violenze a danno
di minori si verificano in famiglia e, nello specifico, gli autori
possono essere parenti stretti, genitori, nonni, come nei recenti
casi di un 72enne della provincia di Viterbo che abusava sessualmente
da tempo delle nipotine rispettivamente di 8 e 10 anni e dei genitori
di Palermo che violentavano e vendevano a conoscenti il figlio di 13
anni.
Sono
episodi aberranti e contro natura che, però, esistono da sempre
perché la pedofilia affonda le proprie radici nella storia
dell'umanità ed è stata fino ad oggi, ed è in gran parte ancora,
tenuta nascosta quale patologia occulta ed inconfessabile, per
l'evidente contrasto con i più basilari principi della convivenza e
della morale collettiva.
Se
una tipologia specifica di pedofilo non esiste si possono, però,
individuare tratti distintivi che accomunano molti di questi soggetti
gravemente disturbati.
Essi
provengono, spesso, da famiglie inadeguate ed emotivamente
disattente, presentano alti livelli di immaturità affettiva e
funzioni emotive instabili, presentano forti difficoltà ad inibire
gli impulsi sessuali, bassa tolleranza alle frustrazioni e
ipersensibilità alle critiche.
Spesso
convinti di non ledere i bambini che abusano, ricorrono a distorsioni
cognitive per convincere se stessi della bontà e genuinità degli
atti riprovevoli che commettono arrivando a credere che il contatto
sessuale faccia addirittura bene al bambino e che sia da esso
cercato e desiderato.
Molti
scelgono appositamente professioni che possano garantire uno stretto
contatto con le vittime per meglio poterle adescare ed ecco perché
non c é da stupirsi quando la cronaca porta alla luce casi di
insegnanti, educatori e perfino preti pedofili.
Un'importante
fetta del mercato in espansione é poi, oggi, data dalle nuove
tecnologie.
Chat,
webcam,
posta elettronica e molti altri sistemi di interazione collegatii
alla navigazione on line
possono diventare estremamente invasivi per un bambino e favorire
molestie e adescamento a fine di abusi sessuali e-o pedo-pornografia
In
una ricerca condotta fra 1500 bambini:
- il 20% dice che chatta regolarmente;
- il 21% si chiama per nome con gli altri utenti delle chat;
- il 53% è coinvolto in conversazioni di natura sessuale. E questo nell'età da 8 a 11 anni;
- il 16% dice di avere avuto degli incontri faccia a faccia. Questi sono bambini che chattano regolarmente in rete. Molti di loro si recano non accompagnati agli incontri concordati sul web (Fonte: Save the Children, maggio 2004).
Che
strumenti possiede, oggi, un genitore per cercare di tutelare i
propri figli ?
Innanzitutto
dovrebbe acquisire egli stesso la consapevolezza delle opportunità
e dei rischi dei mezzi in questione, diventando un interlocutore
informato e un supporto al bambino, assistendolo nella navigazione
senza mai lasciarlo solo.
In
secondo luogo dovrebbe conoscere quelli che sono i segnali d'allarme
utili per l'individuazione precoce di comportamenti infantili
considerati come possibili indizi di violenza sessuale quali, ad
esempio, la comparsa di nuove paure, il cambiamento di comportamenti
abituali, espressioni anomale di sessualità, cambiamenti nel
rendimento scolastico e nella relazione con i genitori.
Per
non incorrere in facili allarmismi é, però, utile sapere che tali
indicatori non sono tipici solo dell'abuso sessuale, ma possono
essere determinati anche da altre forme di disagio.
Infine,
per prevenire e combattere efficacemente la pedofilia e la
pedocriminalità, è necessario mettere i bambini stessi nella
condizione di apprendere i principi di prevenzione e di sicurezza,
senza falsi moralismi o pudori, sia pure con un linguaggio adatto
alla loro età e rispettando la gradualità dello sviluppo. Occorre
dialogare coi propri figli: dialogare e confrontarsi senza esasperare
il problema ma prospettando le gravi conseguenze che potrebbero
derivare da incontri indesiderati.
Cinzia Mammoliti
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COMBATTIAMO INSIEME UN FENOMENO CHE E' SEMPRE PIU' DILAGANTE!
Deborah Di Donna
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